Ponte Morandi, non esiste un piano ufficiale dello smaltimento dei detriti
Lo ha detto l’assessore regionale Giampedrone rispondendo a un’interrogazione di Lunardon e Rossetti (Pd): “Abbiamo chiesto alla struttura commissariale per la ricostruzione di fornire maggiore dettaglio sulla gestione dei materiali di risulta e sui relativi siti di smaltimento”

<I rifiuti che derivano dalla demolizione del ponte Morandi e degli edifici di via Porro sono di competenza del commissario straordinario alla ricostruzione, cioè il sindaco di Genova. Nell’ambito del parere rilasciato dalla Regione, ai fini del parere della Commissione tecnica di Verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente. È stato chiesto alla struttura commissariale per la ricostruzione di fornire maggiore dettaglio sulla gestione dei materiali di risulta e sui relativi siti di smaltimento, al momento indicati solo in via assolutamente preliminare con l’elenco degli impianti di recupero e delle discariche di rifiuti inerti da aggiornare in base a verifiche sull’effettiva accoglibilità dei materiali>. Lo ha detto in consiglio regionale l’assessore alla protezione civile Giacomo Giampedrone rispondendo a una interrogazione presentata dal capogruppo Pd Giovanni Lunardon e che è stata sottoscritta anche dal collega di gruppo Sergio Rossetti. I consiglieri Pd hanno in cui ha ricordato che stanno continuando le operazioni di demolizione del Ponte Morandi e sono iniziate quelle degli edifici di Via Porro. La quantità di detriti, dicono i consiglieri Pd, potrebbe superare le 120 mila tonnellate di inerti e hanno chiesto a Giampedrone se fossero stati individuati i siti di conferimento in territorio ligure e i relativi costi.
<Il commissario Bucci non ha ancora individuato i siti in cui verranno smaltiti i detriti dei palazzi di via Porro e del ponte Morandi – dice Lunardon -. E non ci risulta neppure che siano stati stipulati eventuali contratti per questo tipo di operazione. Tutto questo, nonostante la demolizione delle abitazioni sia appena iniziata ed entro fine mese, secondo il cronoprogramma stilato dal sindaco, partirà l’abbattimento delle pile 10 e 11 del Morandi. Un fatto veramente sconcertante emerso proprio questa mattina in Consiglio regionale, a seguito della una mia interrogazione. L’assessore Giampedrone ha ammesso, di fatto, di non sapere ancora dove la struttura commissariale intenda conferire queste macerie, facendo intendere che finora ora esistono generiche indicazioni, ma non scelte compiute sui siti e precisando che non è compito della Regione occuparsi di questa materia, ma della struttura commissariale per la ricostruzione. È francamente incredibile che a lavori avviati permanga ancora questa situazione di incertezza, anche perché parliamo di almeno 120 mila tonnellate di materiale: un quantitativo enorme per il quale occorre trovare una sistemazione al più presto. La struttura commissariale rimedi rapidamente a questa mancanza e indichi in modo puntuale siti e costi dello smaltimento dei detriti della demolizione>.
Tutto quanto è venuto giù al momento del crollo sarà, invece, smaltito da Aspi che il 30 maggio ha presentato un piano. I detriti sono attualmente stoccati nella cosiddetta “area penisola”, a Bolzaneto. Sono stati recentemente in parte dissequestrati.

Intanto i residenti dei palazzi vicino all’area della demolizione si chiedono se stiano funzionando gli impianti di nebulizzazione dell’acqua per abbattere le polveri. Ad occhio, la polvere che si alza dal cantiere è davvero tanta.


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